La recitazione, Strasberg e l'Intimità dell'attore

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Ufficio Stampa Fiorenza Sammartino intervista Alessandro Ananasso, attore e coach professionista di base a Londra.
Specializzato nel metodo Strasberg e nell’Acting coaching, ha lavorato con registi come Guy Richie, Matthew Vaughn e Aurelio Laino.

Che cos'è il Metodo Strasberg?

«Il metodo di Lee Strasberg è stato sviluppato dal sistema Stanislavskij a New York negli anni ’60, ed è immediatamente fiorito: attori del calibro di Robert De Niro, Meryl Streep, Anthony Hopkins, Al Pacino, Marilyn Monroe, facevano la fila a suo tempo per iscriversi alle classi dell’Actors Studio dove Lee Strasberg stesso insegnava e faceva il coach. Si tratta di un metodo pratico, molto potente che porta l’attore ad essere privato in pubblico, utilizzando la sua stessa memoria emotiva in maniera sana e sicura».

Come si lavora con il Metodo Strasberg e quali sono gli esercizi principali?

«Più che esercizi preferisco chiamarli step, in quanto Susan Batson ebbe l’idea di far lavorare i suoi attori su questi esercizi in un certo ordine: the Private Moment, Celebration, Phone Call, Lost & Found, the Animal, Place of Defeat. Ognuno è propedeutico all’altro per una serie di caratteristiche. Si inizia lavorando sul primo step, che è il Momento Privato, più volte finché non lo si “supera”: a quel punto si può passare allo step successivo».

Cos'è il Momento Privato?

«È un esercizio estremamente potente per un attore, probabilmente il più emblematico fra quelli di Strasberg. Si tratta di un lavoro che porta l’attore ad essere privato in scena, come se il pubblico non fosse lì e lui fosse davvero solo. E’ estremamente difficile, e generalmente ci vogliono molti tentativi prima di superarlo. Non posso rivelare troppo su come si superano gli step, anche perché lo si capisce veramente solamente facendolo. Per non parlare del fatto che tende ad essere una esperienza unica da vivere, catartica e varia moltissimo da persona a persona!».

Cosa distingue una sessione di acting coaching da una lezione di recitazione?

«Sono due situazioni collegate ma molto diverse. Il coaching non insegna le basi della recitazione, ma può essere visto come una sorta di lavoro avanzato e pratico sulla scena e sul lavoro dell’attore. Lo strumento più potente dell’actor coach è il feedback, il riscontro che dà all’attore sul suo lavoro. Con la giusta dose di esperienza ed intuizione da parte del coach, l’attore può ottenere moltissimo dai suoi consigli critici. Il feedback può spaziare dalla tecnica all'emozione più sottile, dalla libertà dell'attore al suo giusto spazio nell'industry. Il mio scopo come coach è quello di far sì che l'attore trovi le armi in se stesso per scoprire le proprie potenzialità e per fidarsi del proprio istinto, mentre con chiarezza e determinazione si va a collocare in una posizione ben precisa del mercato».

Ci sono dei rischi per l’attore nell’utilizzare la propria memoria emotiva per la scena?

«Certo. Io penso che se un attore non rischia in scena, a nessuno interessa guardarlo. Anche un’azione scenica “quotidiana” deve avere una certa urgenza, un "drive". L’attore deve prendersi la responsabilità del proprio mestiere: non è una professione semplice, e qui lascio da parte le difficoltà del settore e mi riferisco all’arte in sé per sé. L’attore rischia di natura. A livello di sicurezza del Metodo poi, se insegnato ed applicato nel modo giusto, non possono esserci conseguenze negative per l’attore, anzi! Io e tantissimi professionisti che hanno studiato il Metodo con me possiamo testimoniare che il lavoro su noi stessi è stato immenso ed estremamente remunerante: porta davvero l’attore a guardarsi dentro, a riconoscere i propri blocchi, le proprie paure, e soprattutto a trovare la forza per mettere tutto questo nell’arte. Non importa chi siamo e cosa facciamo nella vita. Quando siamo in scena possiamo permetterci qualunque cosa, se stiamo nel personaggio. Ma bisogna lavorare sodo per riuscirci».

Come hai imparato a fare il coach?

«Con Francesca Viscardi Leonetti*. È stata una coach assolutamente fantastica, ed io ho avuto la fortuna ed il privilegio di conoscerla e lavorare con lei a Roma. Una delle cose che mi ha insegnato prima di tutto è stato come dare il feedback agli attori, in quanto credeva molto nell’aiuto reciproco fra di noi. E’ molto più difficile di quanto non sembri! Nel tempo mi sono accorto di avere un particolare talento per il feedback. Lei stessa me l’ha fatto notare in più occasioni. Poi naturalmente è venuta l’esperienza lavorativa: sono stato fight coordinator (Stelle e Ossa, in uscita nel 2017), ho diretto attori come coach e regista (Chi ha paura di Virginia Woolf?, 2011; Fuori di Testa, 2012) e presto i miei servizi anche alle aziende come Aligntech, facendo role-play e dando consigli e riscontri sul public speaking e sulle strategie di vendita. Seguo inoltre privatamente come acting coach attori che abbiano bisogno di lavorare su se stessi o su un ruolo specifico. Molto di ciò che sono oggi lo devo a Francesca. Mi ha sempre stimato molto per il mio intuito, sia in scena che nel dare feedback, e questo era di enorme incoraggiamento.
Una volta, dopo un mio feedback particolarmente preciso, mi guardò fisso per un attimo e poi mi disse: « You could do this ». So che sembra poco detto così ora, ma io capii benissimo a cosa si riferiva: ricordavo bene che lei mi aveva raccontato in precedenza che quelle esatte parole a sua volta le aveva sentite da Susan Batson, quando lei la assisteva nel suo coaching all’Actors Studio a New York. Mi stava passando la staffetta! Fu una cosa che mi emozionò molto e che misi da parte, ma a quel punto sapevo che prima o poi avrei cominciato a fare anche il coach oltre che l’attore. E così è stato».
* attrice, regista e acting coach, in Italia ha studiato e lavorato con Fersen, Patroni Griffi, Squarzina; in Usa è stata assistente per dieci anni di Susan Batson all'Actor's Studio di New York.

Che differenza c'è tra role-play e acting coach? E quando parli di fight coordinator invece che intendi?

«Sono delle cose diverse, tutte includono però lo strumento a me caro del feedback.
Il Role Play è l'impersonare un ruolo non in ambito artistico ma allo scopo di simulare una situazione per motivi di formazione del personale delle aziende, come ad esempio addetti alle vendite. Qui l'intuizione ed il sapere dare il feedback sono fondamentali.
Nel caso dell'acting coach, io osservo un attore in scena e poi gli do il mio feedback, o posso intervenire anche durante l'azione per correggere e rendere specifico e più potente il suo lavoro. Questo può riguardare tutto, dal corpo alla voce, dall'emozione alla tecnica, dalla mia conoscenza del mercato e dell'industry alla libertà espressiva dell'attore.
Essere fight coordinator significa supervisionare i segmenti di combattimento scenico che possano essere previsti in una produzione cinematografica o teatrale. Perfezionarli, assicurarsi che la lotta sembri reale e che gli attori siano sempre al sicuro e non a rischio di ferirsi».

Come si svolgono le tue Masterclass a Londra e in Italia?

«Lavoro sull’Intimità, attraverso gli step ed altri potenti esercizi, e sulle scene. Molto pratico. Spiego come utilizzare il Metodo ed applicarlo alla scena. L’attore usa poi la consapevolezza acquisita nel lavoro sull’Intimità per far vivere davvero il suo personaggio in scena, senza blocchi che non siano previsti e vivendo davvero il momento, con vulnerabilità ed intimità in pubblico. Quando l’attore riesce a fare questo, esponendo il Bisogno del personaggio, è sempre un’esperienza lampante e molto toccante. Per tutti».

Progetti per il futuro?

«Con i miei collaboratori stiamo ideando un percorso sul Metodo Strasberg da fare in una serie di masterclass. Si tratta di un lavoro più avanzato e profondo, che permette di lavorare, uno alla volta, su tutti gli esercizi di Strasberg, portando l’attore alla sua completezza professionale. Ovviamente non intendo che l’attore poi non debba continuare a formarsi o a studiare altre tecniche, al contrario. Ma gli step del Metodo servono proprio a questo, a far sviluppare all’attore le qualità e le tecniche e a scoprire tutti gli accorgimenti necessari per l’attore professionista».

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